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ANDROID È OPEN SOURCE MA NON PER HUAWEI?

Google ‘chiude i rubinetti’ di Android per Huawei. Questa notizia ha avuto molta risonanza anche se non sempre è stata davvero spiegata – almeno non nelle news italiane (salva qualche preziosa eccezione, come questo articolo de il Post e l’intervento del Sole24Ore). Non mi riferisco alle ragioni di questa presa di posizione di Google, che tutto sommato sono risultate abbastanza chiare, ma alla spiegazione in concreto di quale sia stato il provvedimento di Google nei confronti di Huawei.


Mi sono posta una domanda. Ma Android non è un sistema open source?

E uno dei punti fondamentali della definizione di software open source, non è quello dell’esclusione di qualsiasi discriminazione, sia rispetto a soggetti e gruppi che rispetto a settori di utilizzo? (su questo punto non si può che rinviare alla definizione elaborata dall’Open Source Initiative).

Come è possibile, quindi, che Google ritiri la licenza a uno specifico operatore?


Non lo è. Infatti, la decisione di Google non riguarda il sistema Android nel suo complesso, ma quelle componenti e app – strettamente connesse ad Android - che Google distribuisce con licenze proprietarie.

In altre parole, una versione ‘base’ di Android è disponibile con licenze open source (primariamente Apache 2.0): Android Open Source Project, o ‘AOSP’.

Su questa base, Google costruisce un intero ecosistema ulteriore, che include tra le altre le applicazioni Gmail e Youtube, il browser Crome e le varie app ‘Google Play’, così come Google Maps. Questi componenti possono essere installati dai produttori sui loro devices grazie ad accordi specifici con Google, ovvero delle licenze di tipo proprietario. Niente licenza, niente app di Google. Ancora più importante, il ritiro delle licenze comporta l’esclusione dei device Huawei (da quanto si comprende al momento, solamente quelli futuri) dall’utilizzo di Google Play Store, la principale piattaforma per la ricerca e installazione di applicazioni, necessario anche per gli aggiornamenti - inclusi quelli di sicurezza.

L’azione di Google, però, non impedisce a Huawei di continuare ad utilizzare e sviluppare AOSP.


Avere in qualche misura limitato l’ambito immediato della presa di posizione di Google non significa comunque suggerire che siano meno importanti di quello che sembrano le conseguenze negative per Huawei. Stiamo a vedere se il colosso cinese tenterà la strada di contestare la decisione di Google (magari sostenendo un abuso di posizione dominante – chissà), o forse sfodererà un nuovo sistema operativo che aveva nel frattempo sviluppato con una certa dose di lungimiranza, o perché no entrambe le iniziative e altre ancora.


CM

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